Il “passato giovanile” musicale. Processi di accettazione e rifiuto dell’eredità

Lucio Spaziante

Lucio Spaziante

Docente di Semiotica

Alma Mater Studiorum - Università di Bologna

Lucio Spaziante (PhD Semiotica) è professore associato di Semiotica dei media nel Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna, dove è Coordinatore del Corso di laurea in Scienze della Comunicazione.

Ha pubblicato Remix-Remake (2006, con N. Dusi), Sociosemiotica del pop (2007), Icone pop (2016), Media sonori. Il testo audiovisivo, tra suono e immagine (2026), e contributi in riviste su temi di ricerca relativi a media e popular music, e sulla relazione tra suono, musica e immagine.

Ha svolto attività di ricerca all’estero ed è stato vicepresidente dell’Associazione italiana per gli studi semiotici. Nel 2023 ha curato (con A. M. Lorusso) la mostra In arte Milva presso il Museo della Musica di Bologna.

Pubblicazioni recenti: Le versioni di Let It Be. Restauri, ri-creazioni e altre instabilità testuali, in F. Cleto, S. Consonni, Tempo di serie: rigenerazione. Riprese. Risignificazioni. Ritorni, 2026; Il suono della rosa. Soluzioni musicali nell’adattamento cinematografico di Il nome della rosa in N. Dusi e R. Eugeni, Il meme della rosa. Riletture e trasposizioni de Il Nome della rosa(2025); Qui dove il mare luccica. Tradizione e traduzione nella canzone napoletana, tra Renato Carosone e Pino Daniele, «VS», (2025); Political or not political? Eurovision Song Contest, teatro della guerra (televisivo-musicale) russo-ucraina, in: A.M. Lorusso, M. Santoro, Showar. La guerra in Ucraina come spettacolo (2025).

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Email: lucio.spaziante@unibo.it

Abstract

In vari momenti della storia della musica pop e della musica rock, l’eredità del passato, o di altre culture, ha costituito una posta in gioco da valorizzare in termini più o meno conflittuali. Il rock’n’roll è una “musica giovanile” che negli anni Cinquanta si oppone alle musiche pre-esistenti, sia perché appartenenti agli adulti, sia perché estranee al nuovo repertorio derivante dalla black music. Vent’anni dopo il punk andrà contro i cosiddetti “dinosauri” del progressive rock, negando ogni legame con quell’eredità musicale, e compiendo i primi atti di patricidio e matricidio interni alla stessa cultura pop.  Poco dopo, la new wave presenterà una diversa lettura del passato rock (anche attraverso il funk) che risulterà al contempo critica ma citazionista, e a tratti revivalista (dalla neo-psichedelia alla New British Invasion).

In un diverso ambito, la nascente cultura hip-hop mette in atto un’operazione di (ri)costruzione della tradizione afro-americana, assemblando frammenti del passato funky-soul (James Brown, e oltre), sia nel Contenuto (orgoglio nero) sia nell’Espressione (campionamenti musicali). Un’attitudine che condurrà, più in generale, al diffondersi delle pratiche di remix, e di tributo rispetto a tradizioni musicali precedenti.

Dal nostro sguardo contemporaneo, la musica pop presenta nel suo complesso un processo di invecchiamento e di stratificazione temporale con cui dover fare i conti. Sia i protagonisti, sia i testi e i documenti, sono oramai parte di un patrimonio culturale consacrato e riconosciuto nella cultura mainstream. Su queste tracce di rivalutazione del passato, e di definizione della classicità pop, si pongono le riedizioni di album (dai Beatles ai Pink Floyd), contenenti inediti, versioni demo, ma anche versioni remix che vanno a ridefinire l’integrità testuale originaria.

In conclusione, nella musica pop è in atto una trasformazione da musica giovanile a post-giovanile che consente di rileggere il fenomeno in chiave di eredità e di confronto con il passato, anche grazie alle possibilità archivistiche e di accesso delle piattaforme digitali, che generano negli attuali adolescenti una diversa relazione con il “passato giovanile”.

Video integrale dell’incontro