Memorie di famiglia. Eredità, trauma e riscrittura del passato

Mario Panico

Mario Panico

Assegnista di ricerca

Università degli Studi di Bologna

Mario Panico è assegnista di ricerca in Semiotica della Cultura e Memory Studies. Insegna Semiotica visiva all'Istituto Europeo di Design – IED di Roma e si occupa di temi connessi alla semiotica della memoria e alla rappresentazione del passato traumatico e nostalgico. Attualmente sto conducendo una ricerca sulle testualizzazioni artistiche delle memorie dei figli, figlie e nipoti dei perpetratori e dei collaborazionisti delle dittature europee.
Abstract

Le memorie di famiglia sono delicate e contraddittorie, tengono insieme eventi positivi e traumatici, si pongono sul crinale che separa il privato dal pubblico e strutturano – inventano o condizionano – identità nazionali. Oltre ad essere trasmesse in forma orale, questi ricordi sono fortemente connessi ad oggetti materiali, di varia natura e dimensione, che vengono semiotizzati come parte fondamentale della storia di famiglia, diventando patrimonio, eredità da difendere e tramandare. Per questi e altri motivi, nell’ambito degli studi sul patrimonio, il tema della memoria di famiglia sta assumendo un ruolo sempre più centrale.

Nel mio contributo mi occupo di questi aspetti guardando alle famiglie legate a traumi collettivi (guerre, genocidi, attentati), focalizzando principalmente l’attenzione sulle modalità di riscrittura e rivalorizzazione dell’eredità e del patrimonio, attraverso lo sguardo delle generazioni successive all’evento doloroso. In particolare, mi occupo di testi prodotti da figli e nipoti di persone coinvolte a vario titolo in un trauma collettivo (in quanto vittime, collaborazionisti o perpetratori) attraverso i quali viene ridefinita e tradita la storia della famiglia, tematizzando questioni come la responsabilità, il perdono, la riconciliazione. Oltre a sfidare il silenzio di famiglia che spesso caratterizza contesti post-traumatici, questi testi permettono anche di scrutare le dinamiche culturali e i discorsi che definiscono la trasmissione nazionale del trauma: i sistemi di autorappresentazione e preservazione, l’esclusività, il senso di appartenenza, la difesa della tradizione e dell’unità.