Le strane eredità delle statue presenti, abbattute o rialzate

Franciscu Sedda

Franciscu Sedda

Docente di Semiotica

Università degli Studi di Cagliari

Franciscu Sedda è professore associato di Semiotica presso l’Università degli Studi di Cagliari. È stato visiting professor presso la Harvard University e la Pontificia Universidade di São Paulo, nonché vicepresidente dell’Associazione Italiana di Studi Semiotici. È attualmente segretario generale della Società di Filosofia del Linguaggio, dirige il seminario "Reprogramming Culture: Communication and Protest" organizzato dalle università di Cagliari e Potsdam nel quadro del progetto europeo EDUC, è collaboratore de L'Unione Sarda, il principale quotidiano sardo. Si occupa di semiotica delle culture. Fra i suoi lavori: Tradurre la tradizione. Sardegna: su ballu, i corpi, la cultura (Roma 2003 e Milano 2019), Imperfette traduzioni. Semiopolitica delle culture (Roma 2012). Fra le sue curatele: Glocal. Sul presente a venire (a cura di, Roma 2005), Isole. Un arcipelago semiotico (Milano 2019). Ha curato i volumi di Juri M. Lotman, Tesi per una semiotica delle culture (Roma 2006), Retorica (Roma 2021), La semiosfera (Milano 2022, con S. Salvestroni). Fra i suoi principali interessi attuali lo studio del populismo digitale e delle forme dell'imprevedibile.  
Abstract

L’ondata iconoclasta che ha attraversato l’occidente prima della pandemia, può essere pensata in quanto snodo traduttivo di altre configurazioni, altre pratiche, altre significazioni. In tal senso essa sensibilizza il nostro sguardo a cogliere i cambiamenti nella forma dello spazio e del tempo propria ad alcune delle soggettività contemporanee, in particolare quelle giovanili, la cui sensibilità è modellata da arti effimere e dal peso dell’emergenza climatica. 

Questa sensibilizzazione può farci percepire nell’iconoclastia nostrana qualcosa di più di un puro e semplice conflitto fra prospettive memoriali: il paradossale rapporto fra l’iconoclasta e il culto del sapere, il modo in cui lo spazio pubblico si faccia frustrante per indifferenza alla memoria, la forma propria di un tempo basato su un passato posteriore, un passato che il gesto iconoclasta proietta nel futuro.